Transizione energetica più semplice con l’energia eolica

Crisi climatica e fonti rinnovabili: la situazione dell’eolico

Siamo in piena crisi climatica, l’effetto serra causato dalle troppe immissioni di CO2 sta portando stravolgimenti climatici, spesso con situazioni estreme anche laddove non ce n’erano mai state.

E’ arrivato quindi il momento non solo di pianificare una transizione energetica per passare dall’uso di combustibili fossili alle fonti energetiche rinnovabili, come possono essere soprattutto l’energia solare e l’energia eolica.

L’energia eolica in Europa

In Europa uno degli stati che più si sta mettendo in luce per l’attività profusa in campo energetico è la Danimarca, che sta investendo molto con una buona pianificazione energetica.
L’obiettivo nazionale danese è di arrivare a ridurre del 70% le emissioni di CO2 entro il 2030, e la fonte energetica scelta per sostenere la transizione è l’energia eolica.

L’installazione di nuovi impianti off shore su due isole, una artificiale e l’altra una vera isola, l’isola di Bornholm, l’isola più “green” d’Europa.
Su entrambe le isole sono previste installazioni di turbine eoliche per un totale di circa 4GW, il doppio dell’energia prodotta attualmente.

La Danimarca però non si fermerà all’eolico off shore, ma si dedicherà anche ad incentivare il miglioramento dell’efficenza energetica di case ed uffici, sfruttare il teleriscaldamento e abbattere l’uso di combustibili fossili a favore di pompe di calore alimentare ad energia elettrica.

Un altro punto su cui la Danimarca vuole spingere è l’economia circolare dei rifiuti, cioè arrivare a produrre meno rifiuti possibili da dover incenerire ma innescare appunto un riciclo tale da poter sempre riemettere nel ciclo produttivo i rifiuti. Da cosa nasce cosa, insomma.

Europa però non significa solo Danimarca, e tra 8 nazioni che si affacciano sul mare del nord è stato recentemente stipulato un patto energetico, il Baltic Sea Offshore Wind Declaration, che prevede la costruzione di impianti eolici off-shore in comune accordo.

Anche sul fronte del mini eolico in Europa si è vista la disponibilità di industrie e mercato verso il settore.
Pochi anni fa era ad esempio attivo il progetto WINDUR, acronimo che tradotto sarebbe “mini-eolico per ambienti urbani“, che con risorse UE prevedeva il sostegno per i produttori di Mini Eolico Verticale.

In Italia, tra i produttori di mini eolico verticale spicca il nome di Enessere, azienda che punta su installazioni di turbine alte in totale 9 metri e capaci di garantire una potenza di 5Kw.

A proposito di Italia, come siamo messi a transazione energetica ed energie rinnovabili?

Transazione energetica in Italia

L’Italia dalla sua parte avrebbe, per sua conformazione geografica, una vita abbastanza facile nel mondo degli impianti off-shore, se non fosse che nel nostro paese la burocrazia e altre logiche imprenditoriali hanno fin’ora relegato questo sviluppo ai margini.

L’italia per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale deve rivolgersi ad altri paesi Europei, come la Francia per erogazione di energia elettrica che però ricordiamo essere di origine nucleare, o dalla russia per quel che riguarda il gas metano.
Sfruttare a pieno le coste italiane con impianti off shore lontani dalle coste potrebbe dare l’opportunità sia per essere un po’ più indipendenti dal punto di vista energetico che per sviluppare un intero settore industriale, ed in questo periodo di crisi sarebbe un tocca sana per l’economia nazionale.

Fortunatamente Eni ha già intrapreso il cammino della transizione dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabili, e sfruttando i fondi del nuovo Recovery Fund sarà possibile prevedere ingenti investimenti proprio in questi settori.
L’obiettivo prefissato, oltre a ridurre ovviamente i Gas serra, è quello di arrivare al 2050 con una produzione di 55 GW da fonti rinnovabili, con due settori trainanti che sono il fotovoltaico e l’eolico.

Gli investimenti previsti nell’eolico offshore saranno necessari non solo per le installazione di pale eoliche ma anche per la realizzazione di reti elettriche sottomarine per il “trasporto” dell’energia elettrica.
Due esempi lo sono gli impianti previsti al largo delle coste di Rimini e di Taranto, con il primo impianto offshore che dovrebbe completarsi con la messa in opera di 59 pale eoliche da 5 MW l’una.

Al largo di Marsala, in Sicilia, esiste invece il progetto per un impianto offshore su isola galleggiante, guarda caso presentato da una società danese, e prevede l’installazione di 25 turbine eoliche da 10 MW ciascuna.

Conclusione

Secondo Eni le strade da percorrere sono multiple, dagli impianti fotovoltaici laddove i terreni restano non valorizzati a grandi impianti di eolico off shore, ma anche altre fonti energetiche come l’uso dell’idorgeno potrebbero essere valorizzate, così come impianti ibridi con stoccaggio di energia.

Un bell’esempio del lavoro svolto fin ora è rappresentato dal progetto Inertial Sea Wave Energy Converter, che si prefissa l’obiettivo di trasformare in energia elettrica il movimento creato dal moto ondoso del mare, che se sfruttato interamente si è calcolato possa sopperire a ben cinque volte il fabbisogno energetico mondiale. Immaginate da soli cosa possa significare sviluppare su larga scala tale tecnologia.

Il punto forte probabilmente è quello di puntare sui giovani tecnici, che oltre a portare l’entusiasmo della gioventù hanno anche una preparazione adeguata ed una visione più aperta verso il mondo e le nuove tecnologie, con la speranza di un futuro energeticamente più sostenibile.