Alfano I, arcivescovo di Salerno
Poche ed incerte sono le notizie su primi anni di vita di Alfano I. Di origine longobarda, da alcune fonti e/o da tradizioni indirette la data presumibile della nascita, avvenuta di sicuro a Salerno, si potrebbe collocare tra il 1015 e il 1020.
Personaggio eclettico e per molti aspetti tipico rappresentante della cultura medioevale è stato abate, medico, letterato, poeta, uomo politico, arcivescovo italiano, ma anche "architetto" particolare del nostro Duomo.
Dopo gli studi religiosi, fu monaco in Santa Sofia a Benevento; successivamente, seguendo un impulso personale, o secondo alcuni per approfondire ed intervenire in alcune dispute in ambito ecclesiastico, entrò nell'abbazia di Montecassino. Qui gli furono affidate missioni ed ambascerie nei posti più diversi: Firenze, Melfi, Costantinopoli, Terrasanta.
Nel 1054 a Salerno, divenuto abate della comunità benedettina nel Monastero di San Benedetto, gli fu affidata la diocesi: iniziò così un rapporto particolare con la città, ricco di attività e collaborazioni in diversificati settori che lo portarono alla nomina di arcivescovo nel 1058.
Alcuni anni dopo si recò a Costantinopoli con il principe di Salerno Gisulfo II per promuovere una lega anti-normanna; ma Gisulfo, a sua insaputa e per ragioni politiche, secondo quando riferiscono alcune cronache del tempo, lo lasciò in ostaggio all'imperatore d'oriente. Solo in seguito e in maniera fortuita, riuscì a fuggire. Tornato in Italia, trovò ospitalità presso il re normanno Roberto il Guiscardo e la moglie Sichelgaita di Salerno, sorella di Gisulfo, con la quale aveva avuto condivisione di intenti e di ideali religiosi durante il Concilio di Melfi, conclusosi con la stesura del successivo Trattato.
Nel 1076 il Guiscardo conquistò Salerno ed Alfano fece da mediatore nella delicata fase di transizione, tra Longobardi e Normanni. Alfano ispirò e guidò la costruzione del Duomo di Salerno, eretto da Roberto il Guiscardo e consacrato da Gregorio VII nel 1085.
La sua attività di medico si concretizzò nella Scuola Medica Salernitana, rivestendo un ruolo importante e collaborativo con molti monaci della provincia: i monasteri di Salerno e della vicina Badia di Cava dovevano avere una certa importanza nella geografia benedettina, infatti notiamo nella città nell'XI secolo la presenza di altri due importanti personaggi di quest'ordine: il papa Gregorio VII e l'abate di Montecassino Desiderio (futuro papa Vittore III), di cui fu intimo amico; insieme a quest'ultimo promosse una riforma morale e politica della Chiesa. Partecipò al Concilio di Melfi, a quello di Salerno e al Concilio di Roma.
Fu autore di diversi Inni a carattere sacro, la cui ispirazione rivela una notevole conoscenza della poetica di Orazio, ma è ricordato soprattutto per essere stato uno dei principali esponenti tra gli intellettuali benedettini del medioevo. Sotto questa spinta culturale vennero riscoperte le opere classiche a lungo dimenticate nei monasteri. Grazie alla Scuola Medica, la medicina fu la prima disciplina scientifica ad uscire dalle abbazie per confrontarsi di nuovo con il mondo e la pratica sperimentale. A quell'epoca giungevano alla "Schola Salerni" persone provenienti da tutta Europa, sia ammalati che speravano di essere guariti, sia studenti che volevano apprendere l'arte della medicina.
Il prestigio dei medici di Salerno è largamente testimoniato dalle cronache dell'epoca e dai numerosi manoscritti conservati nelle maggiori biblioteche europee. Nella sua opera pastorale Alfano I eresse nel 1058 la diocesi di Nusco e consacrò Sant'Amato Landone suo primo vescovo. Alfano fu un raffinato scrittore, dalle cui opere emerge una perfetta padronanza della lingua greca e una profonda conoscenza dei classici greci e latini. Tra i suoi componimenti si ricordano:
- i Carmi a carattere religioso
- De unione Verbi Dei et hominis
In campo medico tradusse dal greco il Premnon Physicon o De Natura Hominis di Nemesio e fu autore di diverse opere tra cui:
- De pulsis
- Experimenta archiepiscopi salernitani
- Tractatus de quibusdam medicinalibus
- De quattuor humoribus corporis humanis
La sopravvivenza di tali opere, non pervenuteci in originale e riscoperte nell'Ottocento, è stata affidata a successive rielaborazioni, che testimoniano l'impulso che esse dettero alla successiva ricerca e pratica medica.
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